mercoledì, 01 luglio 2009

C'è che da quando la macchina fotografica digitale è diventata così endemica, tanto che la potrei trovare come sorpresa dentro gli ovetti kinder, se solo comprassi ovetti kinder (ma dato che rappresentano un sottogruppo del male non li compro), un sempre maggior numero di persone si riscopre novello Bresson, o peggio ancora Newton, con la fastidiosa conseguenza che navigando in rete si ritrovano in ogni dove album su album di fotografie. Tutte riproducenti lo stesso identico soggetto. Per dire, ho visto un set di più di 200 immagini, sottolineerei il numero duecento, rappresentanti una margherita. Ora, va bene che la luce, il tempo di posa e tutte le menate che volete, però è una margherita. Intendiamoci, bella è bella, però duecento fotografie mi pare un poco esagerato.
Io ho la (s)fortuna di essere nata con in dote un padre amante dello scatto. Ricordo ancora quando non si poteva entrare nella stanzetta in cui sviluppava il rullino tutto da solo finché non si aveva il permesso di mamma. Ricordo il buio e l'odore forte e la noia dell'attesa. Poi tutti gli strumenti vennero venduti e i rullini venivano portati dallo sviluppatore di fiducia. E anche lì l'attesa era qualcosa di snervante. Soprattutto l'attesa delle poche fotografie che avevo scattato io, perché la tentazione era sempre forte e, a volte di nascosto a volte sotto la supervisione paterna, ogni tanto mi appropriavo della macchina e CLICK. La passione del padre non è certo sfumata, e si è evoluta secondo i dettami digitali, passata al figlio che si cimenta a modo suo nell'arte delle foto rubate, le mie preferite.

Però. Però. Però quel sapore d'impazienza che si mischiava al nervosismo di sapere se fosse risultata mossa quell'unica foto su cui tutte le speranze artistiche di una mano malferma si andavano a posare, la delusione di ritrovarsi immortalata con una smorfia buffa e gli occhi immancabilmente chiusi, l'inattesa fotografia fatta mesi e mesi prima in mezzo alla neve che sbuca dal rullino delle vacanze al mare. Ecco, tutto questo ormai non c'è più, ed è un po' triste. La maggior parte delle foto che sfoglio, di inesperti e appassionati, hanno un retrogusto amaro. Come fossero senz'anima. Perché sarà anche vero che è più facile fare belle fotografie, sempre più precise e perfette, ma alla lunga il troppo perfetto annoia. E cosa c'è di meraviglioso in quel ritratto della piazza illuminata all'imbrunire se si sa che è il risultato di una cernita fatta tra innumerevoli stessi ritratti, magari ripuliti con photoshop?
Lo so benissimo che si faceva così anche prima, che anche i professionisti dell'analogico andavano a ritoccare, giocando sullo scatto grezzo. Ma comunque l'idea di base era che si avevano meno possibilità di sbagliare, l'occhio doveva essere molto più allenato a trovare subito il perimetro migliore che potesse racchiudere la scena.

Io non so fare fotografie, non ho mai studiato le tecniche e non mi sono mai applicata. Sono una figlia svogliata che preferisce sfogliare album vecchi. Insoddisfatta delle poche fatte, insofferente a farne di nuove, priva di apparecchio digitale. Una sola grande passione, che purtroppo non sono mai riuscita a coronare: la polaroid. L'ho presa in mano un'unica volta, parecchi anni fa, ed è stato amore al primo tocco. Di quelli a senso unico, perché nessuno capiva cosa potessi trovare di così attraente in un baracchino che sputava fotografie di scarsa qualità. Ma a me non è mai importato che i colori fossero ben calibrati, che la composizione avesse equilibrio e che i contorni fossero nitidi. Per vedere una bella fotografia mi bastava aprire uno dei tanti libri che avevo a casa.
Ade
sso le polaroid sono antichità, tanto che non viene più neppure prodotta la carta apposita per ricaricarle. Ma so che da poco esiste in commercio la versione moderna, ovviamente in digitale. Non è certo la stessa cosa, non sarà sicuramente amore al primo tocco, ma prima o poi andrò a cercarla in un qualche negozio. Anche solamente per vedere di nascosto l'effetto che fa.
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lavato, stirato, piegato e riposto in:considerazioni personali, splendide banalità
venerdì, 26 giugno 2009
Morto Michael Jackson. Indetta una settimana di lutto mondiale dei chirurghi plastici.
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lavato, stirato, piegato e riposto in:la brusca acidità
giovedì, 18 giugno 2009
''Certamente non ha bisogno che qualcuno gli porti le donne. Pensare che Berlusconi abbia bisogno di pagare 2000 euro una ragazza, perché vada con lui, mi sembra un po' troppo. Penso che potrebbe averne grandi quantitativi, gratis".



grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi grandi quantitativi grandi quantitavivi grandi quantitativi
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lavato, stirato, piegato e riposto in:inquietudine e fastidio
mercoledì, 17 giugno 2009
Ed eccoci nuovamente qua. A combattere contro il male nel mondo e la palpebra che cala. Cercare di convincere gli altri che è a mezz'asta in segno di lutto per il sonno perduto, non è molto facile. Ma io sono abituata a portare avanti le cause che nessuno vorrebbe vedersi assegnate. Attenzione, non parlo di cause perse, perchè io non sto mai con i perdenti, ma solo di cause ostiche. E più lo sono maggiore sarà la gloria.
Grandi novità nel mondo, sono successe un sacco di cose. E sicuramente voi ne sapete più di me, che nel limbo dell'ignoranza adesso ci sto così comoda e non ho alcuna voglia di uscirvi. Quindi succedono un sacco di cose, ma nessuna mi tocca da vicino per cui è come se non fosse successo nulla. E per scordare le cose che invece da vicino mi toccano continuo a considerare le mie unghie che sto provando a far crescere, con risultati deludenti per una manicure ma entusiasmanti per la sottoscritta. Perché una donna estremamente impegnata come sono io, che ha sempre qualcosa da fare, non può permettersi di tenere degli artigli alla Catwoman. Ma ogni tanto le consideri, le osservi e pensi che il taglio netto sarà sicuramente pratico e comodo, però non sarebbe male vedersi per una volta ogni tanto con le unghiette pitturate e a posto, come quasi tutte le tue coetanee e no solo. In particolare ci pensi se una bimba di 3 anni ti osserva le mani e poi, con aria saputa, ti dice:
“Guarda che belle le mie unghie colorate. Le tue sembrano quelle di mia nonna.”
Ecco, l’età per essere nonna è ancora molto lontana, e allora vediamo di fare qualcosa. Sì lo so che è ridicolo pensare di farsi le mani carine solo perché una poppante ti prende in giro. Ma cosa volete da me, sono umana e fallace, ho debolezze come tutti. Che poi, a volerla vedere fino in fondo, non è che io abbia bisogno di mettermi lo smalto. Ho delle mani che considero piuttosto carine, proporzionate, con quel poco di ciccina che me le rende così comode quando ci appoggio le guance sopra. Certo, non sono sicuramente quel prototipo di mani da copertina patinata. Ma in fondo che importanza ha, non voglio certo far colpo sul prototipo d’uomo che desidera il prototipo di donna. No, il mio scopo è solo di primeggiare nei confronti della bimbetta dalle belle unghiette.
Porsi obiettivi raggiungibili, questo è il segreto: meno pensieri, meno difficoltà.
Quando fa caldo divento più svogliata del solito, e il filo d'arianna del senso del discorso va a perdersi insieme ai liquidi che, inesorabilmente, evaporano dai miei organi interni, lasciandomi in balia di un boccheggiante desiderio di acqua ghiacciata che però non posso realizzare perché sono reduce da una congestione. Tutto ciò per dire che avevo in testa una cosa da scrivere, ma ormai non la ricordo più. Segno di stanchezza precoce, che si insinua sottopelle ancora prima di iniziare a fare qualcosa.
Avrei bisogno di una piscina personale, dove potermi rilassare leggendo un libro con i piedi a mollo. Una piscina tutta per me, senza mocciosi schiamazzanti, ninfette in libera uscita, ragazzotti dal capello leccato che fanno la ruota come i pavoni. Niente palloni, niente gente che legge la gazzetta, niente mamme apprensive che non sanno decidersi se coprire il figlio con la canottiera o comprarsi l'affetto con montagne di pacchetti di patatine. Una piscina mia, solo mia, pulita e fresca, dove i raggi del sole giocano con le goccioline depositate sulle mie braccia, una sola salvietta appoggiata vicino al bordo e gli occhiali da sole adagiati sopra. Io che mi stiracchio, i muscoli stanchi come si possono stancare dopo una intera giornata di ozio, un tuffo silenzioso e il canto delle cicale.
Incontenibile voglia di lenta lussuria.
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lavato, stirato, piegato e riposto in:nessuno scopo
venerdì, 05 giugno 2009
C'è grossa crisi. E quando c'è grossa crisi, oltre a non sapere cosa stiamo andando su questa Tera, tutti affondano tranne i grossi stronzi, che comunque vada galleggiano che è un piacere.
Così succede che ti ritrovi a casa a svuotare cassetti per rimettere ordine, almeno la testa resta impegnata e non torna all'immagine dello stronzo supremo che troneggia nel centro del lago di melma e di tutte le piccole cacchette che gli girano attorno cercando di non andare a fondo. Tu nel fondo ci sei caduta velocemente, o per meglio dire ti ci hanno ficcata, semplicemente perché non sufficientemente deferente. E ti capita anche di pensare che magari la colpa è un poco tua, che le cose si sa che vanno così ed è meglio stare zitti e chinare un poco la schiena aspettando che il grande capo accenni al sorriso benevolo e accolga anche te nel sancta sanctorum del suo libro dei preferiti. Ma dato che la tua predisposizione naturale non ha mai teso verso l'ipocrito servilismo, la favola non finisce con il vissero felici e contenti bensì con te che tieni in mano un ghiaccciolo colante ed appiccicoso seduta davanti all'araldo del grande capo che blatera qualcosa di poco convincente. Neppure lui ci crede in effetti, e tu tieni gli occhi fissi sulla sua strana capigliatura, gli angoli della bocca arricciati lievemente all'insù in un sorrissetto sardonico, la mente che vaga.
E' un periodo un po' così, ci sono delle scadenze, quella cosa non era del tutto esatta, si richiede sempre più impegno, la grande moria delle vacche e non è stata colpa mia ma di chi mi ha detto di fare il cattivo.
Non sono mica cretina, ho capito perfettamente il punto: o tempora o mores. Sei disposta a pagare profumatamente per essere pagata ridicolmente? No, e allora tante belle cose e arrivederci. Vai a fare qualcosa d'altro, tipo vivere d'aria.
Certo è che la prospettiva non è quella che si possa definire rosea. Ma come si dice, mal comune mezzo gaudio. Con quel poco di prurito sottopelle che ti viene quando senti dire da altri, solitamente con al polso un orologio che neppure con un anno dell'ex stipendio saresti in grado di comprare, che si è abituati a voler tutto senza faticare. Cazzate, riempirsi la bocca di cazzate per poi tornare a casa, loro, e lamentarsi con la mogliettina dal capello biondo phonato dello stronzo che abita dall'altra parte della strada che ha il parcheggio privato per disabili.
Va bhe, poi sembra che qui ci sia solo anima avvelenata, quando invece sono pure serena. Perché non vale la pena di farsi venire l'ansia, non io. Che per fortuna non ho figli a carico e per fortuna sono sana.
Lavorare meno per lavorare tutti, diceva. Ma magari.


(amene letture sul tema)
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lavato, stirato, piegato e riposto in:vita vissuta
giovedì, 28 maggio 2009
E sono trentacinque.


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lavato, stirato, piegato e riposto in:da me per me e anche altro
lunedì, 18 maggio 2009
Io non capisco proprio la gente che puzza e che per coprire l'odore si mette il profumo. Come se fossimo ancora nella Francia del Re Sole (in effetti il Re un po' c'è, e ci sta anche come altezza), dove i vestiti larghi e le enormi parrucche servivano per nascondere il circo delle pulci che banchettava gaudente sulle bianche pelli degli oziosi cortigiani. Un bel bagno nel borotalco e via, la crosta non prude più.
Se non l'avete ancora notato, la ghigliottina è ormai fuorimoda, mentre il sapone non è mai stato così attuale. Non pretendo che si passino le ore a strigliarsi, sarebbe del tutto fuori luogo oltre che uno spreco immane di preziosa preziosissima acqua (non finirò mai di ripeterlo: aprite il rubinetto solo se strettamente necessario, bifolchi!). E' sufficiente una doccia veloce, una lavatina alle ascelle, levare le riviste porno o di gossip da dentro al bidet e usarlo per le normali abluzioni, almeno quando si va di corpo santiddio! In particolare se siete costretti a condividere più ore con persone a voi estranee all'interno di luoghi chiusi, dai quali non uscirete per le prossime nove ore. E porca miseria, basta! Basta con quelle magliette dalla composizione ignota che hanno la meravigliosa capacità di far puzzare qualsiasi cosa transiti nei loro pressi. L'odore ristagna e si tramuta in una sorta di miscuglio di muffa, vecchiume, stantio, soffritto di cipolle, aglio scaduto e latte rancido.
Tu conoscere cotone? Ecco, indossalo.
Che poi, queste stesse persone, hanno il coraggio di lamentarsi di quel salubre odore di stallatico che tanto si spande per l'aere in questo periodo. Per dire, io non vedo l'ora che arrivi il momento in cui le mie nari potranno riempirsi di quest'olezzo di dolce letame per purificarsi dall'orrore prodotto da strati di sudore paleolitico. Se è vero che dal letame nascono i fior, è impossibile che dalle tue ascelle nascano diamanti. Fattene una ragione e vivrai meglio. O almeno vivrò meglio io quando mi troverò controvento in tua presenza.
E attenzione, non ho parlato di uomini e basta, che qui non si fa distinzione di sesso, perché i lerci sono sia XX che XY. E anzi, la prepogativa del "metto su un po' di profumo così copro per benino" è strettamente femminile. Poi basta entrare nel raggio d'azione di quel paio di metri attorno all'orbita gravitante delle particelle di sporco che ZAC, l'effetto magico dell'eau de toilette che tanto prometteva in seduzione si tramuta in un incubo degno di una discarica di uova marce.
Donne, non consumate una boccetta di profumo a settimana.
Uomini, imparate a cambiare la maglietta più di una volta a settimana.
Popolo tutto, compratevi una saponetta (magari dando un'occhiata anche agli ingredienti, ma quello è un discorso delicato che prima o poi affronterò; in ogni caso, sodium tallowate no no no e poi no).
E soprattutto tu, uomo panza che siedi davanti a me per fortuna solo tre giorni a settimana e che mai leggerai questo (a meno che tu non sia un silente lettore, probabilità alquanto remota invero, e in ogni caso se anche il remoto divenisse reale mai capirai chi si cela dietro l'Ossimorosa. Non certo la tua dirimpettaia di scrivania): sei tanto simpatico quanto ammorbante. So anche che non ti lavi le mani quando vai al bagno. E va beh, mica mi metto in bocca le tue dita, e poi non voglio fare troppo la schizzinosa. Ma sappi che portare per due settimane consecutive una maglietta tipo quelle che vendono ai botteghini per tifosi non è un bene. E non è neppure una questione di pecunia, che di magliette te ne bastano anche solo tre. Perché come dice mio padre riportando un saggio detto, ergo la sacra verità:
"Hèmper tre peer de mödande: giöna endoh, giöna se te càschet en del foss, giöna se te càghet adoh".



(Non ho la più pallida idea di come si scriva in dialetto, ma ci si prova ugualmente:
"Sempre tre paia di mutande: una indosso, una se cadi nel fosso, uno se ti caghi addosso")
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lavato, stirato, piegato e riposto in:vita vissuta, inquietudine e fastidio
martedì, 05 maggio 2009
Volendo lo posso anche trovare un risvolto positivo al fatto di tornare a casa così stanca da non aver voglia di fare altro che entrare nel letto e non uscirci per le prossime (come minimo) otto ore. Ossia che non ho la forza fisica, poveri i miei occhi affaticati, di guardare la televisione. E così posso anche far finta di non sapere che stasera, occasione succulenta a dir la verità, quel grande piccolo uomo che è il presidente del consiglio*** sarà in quella grande piccola trasmissione che è porta a porta****.
Per parlare dei cazzi suoi.
Allora a  questo punto voglio esigo pretendo, in qualità di cittadina italiana che non può essere denunciata né da prèsidi né da mèdici, di essere intervistata riguardo a qualsiasi cosa mi passi per la testa.
Perché voglio esigo pretendo, in qualità di cittadina italiana pagante tasse che altri cittadini italiani evadono allegramente tanto chissene e mi compro il macchinone, che tutti si interessino ai miei problemi intestinali, a mio avviso estremamente interessanti e degni di speciali dei telegiornali con tanto di collegamento con l'esperto di turno.
Inoltre voglio esigo pretendo, in qualità di cittadina italiana rispettosa delle leggi e che non si sogna neanche nelle lunghe ore di onirica attività di andare in giro a delinquere con un manipoli di cittadini non italiani che portano qui da noi i germi che poi ci ammaliamo e le lobby farmaceutiche ci speculano sopra, che se mi gira il lazzo (non sono sicura questa parola esista, e se esiste non sono sicura il significato originario sia quello che gli sto dando ora, ma in qualità di cittadina italiana faccio quello che mi pare) e mi va di lamentarmi di qualcosa, la prima pagina di tutti i quotidiani sia a mia completa disposizione.
Naturalmente in tutto ciò voglio esigo pretendo, in qualità di cittadina italiana che si guadagna da vivere umilmente con il sudore della fronte e con una quotidiana lotta contro l'assenteismo di tutti quelli che spregiano il lavoro e poi è chiaro che li mandano in cassa integrazione, che venga rispettata la mia sfera privata e non si speculi sui problemi che potrebbero insorgere al suo interno.

Per fortuna che mi sono seduta davanti al computer solo per controllare la posta.
Il cuscino mi sta chiamando. Addio.


* detto fatto! In effetti ci sarebbe da parlare della numerazione degli asterischi. Ossia, quello che state leggendo ora risulta il primo perché è nel titolo, ergo in ordine di lettura sta all'inizio, e gli altri seguono a ruota. Però se si tiene conto del fatto che il titolo è stata l'ultima cosa che ho scritto**, allora dovrebbe essere l'asterisco con la numerazione progressiva più alta. Ma così si avrebbe una nota anticipata, con il rischio di creare un discontinuo nello spazio-tempo dell'impaginazione, con conseguenze inimmaginabili. Pensa un po' che affascinanti questioni di pura fisica saltano fuori scrivendo un paio di baggianate.


** in teoria l'ultima cosa che ho scritto è questa che sto scrivendo ora, e dato che sto ancora scrivendo non è più l'ultima, per cui posso solo ipotizzare che al termine di questo ennesimo asterisco (il secondo nell'ordine, ma per la nota precedente il quinto, a cui seguirà il buco nero che risucchia ogni capacità intellettiva) vi sarà realmente l'ultima cosa scritta. Ma non sapendo come il mio pensiero si muove non ho idea di quale parola si potrebbe trattare. A meno che io non gabbi tutto quando decidendo fin da ora che il termine ultimo sarà il primo vocabolo che mi viene in mente ora. Ovvero arcobaleno. Ma non vale, dato che l'arcobaleno m'è tornato in mente solo perché l'ho visto oggi.
E allora basta, mi sono scocciata e finisco qui, quando a voi sventurati che leggete manca ancora della roba. Buffo vero?


*** pensandoci bene: consiglio? è strano come certi termini all'improvviso ti si palesino per ciò che significano realmente. Ma consiglio per chi? E soprattutto, chi ti ha mai chiesto qualcosa? Allora, se proprio si volesse fare i sottili, sono dei consigli anche i vari decreti legge. Per cui io posso anche ascoltarlo, il consiglio (non richiesto, tra l'altro), e poi grazie mille per l'interessamento ma continuo a fare di testa mia.


**** e pure qui: porta a porta? come i fastidiosi venditori di enciclopedie, o peggio ancora i testimoni di geova (se un testimone***** dovesse malauguratamente incorrere in questo scritto, ha tutta la mia (falsa) compassione - ottima scelta amico, veramente!). Fortuna che, tranne (non pochi) rari casi è in seconda serata e quindi fuori dalla mia portata. Che comunque anche se fosse in prima serata non credo entrerebbe nel raggio d'azione del mio radar intrattenimento. Cioè, meglio guardare le formiche che camminano sulla ringhiera eh.
Ah, ecco stavo scordando quello di cui al doppio (errata corrige perché si tratta del quarto, alla luce di quanto estrinsecato al primo) asterisco. In realtà l'ho scordato, ma m'è venuta in mente un'altra cosa, in ogni caso attinente, per cui è come la doppia negazione che si elide e tutto torna ad essere semplice e pulito come prima. Ossia che se Vespa fosse davvero un venditore porta a porta, con la faccia che si ritrova molto probabilmente nel giro di poco tempo andrebbe a rinforzare le fila dei senza lavoro e forse forse il mondo sarebbe, per una frazione microscopica ma mai trascurabile, un posto migliore.


***** ma testimone perché poi? cioè, era già lì? ha visto? può assicurare senza ombra di dubbio che è così? e se invece non è così e tu ti basi sulla parola di qualcosa che qualcuno dice di aver sentito dire da qualcun altro, che a sua volta l'aveva captato da una conversazione fra due a caso riguardo una cosa che la vicina di casa di un amica comune aveva detto un giorno che poi ha piovuto? Come fai a fidarti?
Dai, il telefono senza fili lo si faceva tutti da bambini, e il rischio è che se al primo della fila vengono svelate le verità del cosmo, stai certo che quello che la fila la chiude e che poi deve mettere giù la cornetta sei tu. E al posto delle verità del cosmo ti arriva una massa informe di notizie più o meno vaghe sul fatto che il conduttore di Voyager sia in realtà la reincarnazione del parrucchiere di Tutankamon.
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lavato, stirato, piegato e riposto in:contorsionismo mentale, nessuno scopo, inquietudine e fastidio
domenica, 26 aprile 2009



Il referendum in Italia s'è tenuto l'anno successivo. Abrogazione a larghissima maggioranza. Ma si fa presto a dimenticare.
E non aggiungo altro.
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lavato, stirato, piegato e riposto in:
mercoledì, 15 aprile 2009
E arriva anche la primavera, con il suo bel carico di colori e profumi. Che la mattina è quasi criminale dover passare sotto ad un glicine in grappoli e dover tirare dritto. Ma cosa si vive a fare se non ci si può fermare ad annusare un fiore?
Avrei davvero voglia di passare più tempo a cazzeggiare, a scrivere di tutto e di niente, a leggere un po’ cosa succede. Ma la verità è che non ho molta voglia di tenere il cervello acceso in ogni momento, ed in particolare non ho nessuna voglia di ascoltare alcun genere di cose che non siano strettamente indispensabili alla sopravvivenza. Del tipo che non c’è più neppure uno straccio di roba commestibile con cui sfamarsi, ergo è il caso di provvedere.
Deplorevole, lo ammetto, e mi faccio un po’ schifo da sola. Io la buona volontà ce la metto anche, lo giuro, arrivo a sera e mi dico:
“Bene Ossimorosa, è giunto il momento di ricordarsi che fai parte di un mondo che brulica e vive attorno a te”.
E così, ripiena di propositi intellettuali come un peperone al forno, che anche il mai fuori moda Leonardo (auguri vecchio) sarebbe orgoglioso di me –pur essendo io una donna-, mi siedo e inizio il processo d’informazione.
L’altra sera ho provato con Ballarò, ma mi sono fermata alla faccia da censura di Maroni, che aveva qualcosa da ridire su qualcuno, e all’altro compare con la stessa bella faccia da censura di Belpietro, anche se in quel momento non aveva nulla da dire ma il suo sguardo non merita pietà e comunque richiede un veloce cambio di canale. Così veloce che zac, ero già sotto il salvifico getto della doccia, mia grande amica nei momenti di tristezza. Perché un po’ di tristezza c’è quando ti accorgi che l’interesse verso il mondo sta sfumando, fino a che ti rendi conti che non è l’interesse che sfuma ma il vapore dentro il bagno, e magari è il caso di regolare un poco la temperatura dell’acqua. Che va bene tutto ma distrarsi seguendo pensieri e ritrovarsi con le cosce morbide, per carità, ma pericolosamente rosse non è il massimo. Il rischio gallina lessa è in agguato.
È una battaglia impari: la palpebra che cala VS la necessità di sapere. In questa precisa fase del 2009 il sapere non presenta nessuna attrattiva, punto tutto quanto sulla palpebra e sono sicura di sbancare il botteghino.
Che poi, non so se è così anche per altri, ma personalmente soffro di stagionalismite. In realtà è una malattia che mi sono inventata al momento, magari esiste anche ed io sono un genio perché la conosco senza saperlo, ma nella sua inesistenza è maledettamente letale. Già ai bui tempi delle medie (le elementari non le ricordo se non per la ricreazione in cortile più alcuni aneddoti che nessuno ha intenzione di sentire ma tanto prima o poi racconterò) il mio andamento scolastico mostrava i primi sintomi di stagionalismite: forte calo dell’attenzione a partire da metà marzo, discesa inesorabile secondo un’esponenziale di ottusità lungo aprile, assestamento in pericoloso limite demenza nei primi di maggio, faticosa risalita ad una condizione di quasi normalità intellettiva per tutto maggio, abbandono totale in giugno per gettarsi anima e corpo nell’idea dell’estate passata a rincorrere i raggi di sole.
Ecco, questo più o meno quello che mi accade ogni anno. Se non ci sono più le verifiche e le interrogazioni a giustificare l’insorgenza del morbo, ci pensa qualsiasi elemento abbia a che fare con l’uso del cervello. Per cui se non sono più in grado di tenermi aggiornata su tutto la colpa non è mia. Non direttamente. Per fortuna ci sono quel paio di persone che non sono così inebetite come la sottoscritta, o magari sono portatrici sane del vaccino anti- stagionalismite, con cui riesco ad intrattenermi e che mi illuminano su un po’ di cosucce.
Ora, non è che io sia completamente ebete e passi le giornate a schiacciarmi coni gelato sulla fronte mentre cerco di infilare un pezzo di puzzle nella presa elettrica. Che comunque, se mi pagassero per farlo lo farei, e poi mi lecco pure il gelato che cola.
Il fatto è che certe cose mi occupano troppo spazio, e come fai a dormire serena se ripensi ad una scadenza che manco sai come interpretare?
Oh, alla fine applico l’assioma del chissene (“Se pensi di potertene bellamente fregare senza conseguenze mortali, allora fallo”) e il dolce russare torna di nuovo ad allietare le mie notti. Però così, en passant, sarebbe interessante sapere quale agghiacciante episodio di vita possa mai aver vissuto una persona che usa parlare dei giorni come se fossero percentuali di un mutuo a tasso variabilmente agevolato verso il fisso:
“Ha 2,75 giorni, signorina”
Nel restante 0,25 del tempo, secondo lei, posso vivere?
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